venerdì 8 marzo 2013

Cara Virginia


“Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?” . E chi mai d’un  operaio,  d’ un manager, di un musicista, di uno studioso, di un professore, di un politico, chi mai potrà misurare l’impetuoso moto dei sentimenti , delle passioni più profonde, quando rimangono intrappolati nel corpo di una donna? Virginia Woolf cento anni fa indagava sulle donne e la scrittura. Cento anni fa Virgina Woolf sognava donne ciascuna con una propria stanza, perché è quella stanza, sola, intima, autonoma,  la chiave che apre l’ispirazione del poeta. Donne libere in quanto indipendenti, donne libere in quanto sole col proprio lavoro e la propria coscienza, e tutto il resto fuori.
Cent’anni dopo siamo ancora qui a sognarci, Virginia.  Cosa vedo?
Vedo donne che votano, donne con giacca e pantaloni, donne che studiano,  donne che lavorano, donne in politica, donne scrittrici, donne senza mariti.
Eppure Virgina, quella “stanza tutta per sé” le donne ancora non ce l’hanno. Se quella stanza era indipendenza e libertà, una donna non è libera se non può smettere di amare con la paura di morire, se per firmare un contratto deve allargare il decolté, non è libera se per quella strada buia non può tornare tardi a casa, non è libera se indossa la minigonna e ..“se l’è andata a cercare”, se tace in imbarazzo a motteggi volgari, non è libera se essere madre e lavoratrice non è ammesso nella stessa vita. Ed è così che il poeta, l’operaio, il manager, il musicista,  lo studioso, il professore, il politico, sono in trappola nel corpo femminile.  Il nostro corpo è ancora il limite invalicabile per raggiungere “quella stanza”.

Oggi la città è costellata di punti gialli e verdi, batuffoli di fiori fra le mani e sul petto delle donne. Auguro a tutte voi che abbiate “una stanza tutte per sé” dove riporre e ammirare i vostri doni. E  forse insieme, uomini e donne,  realizzeremo i sogni di Virginia.
Oggi è l’otto. Ma noi lottiamo tutto l’anno.

Lucia de Marco

martedì 26 febbraio 2013

A colpi di tweets, Grillo conquista l'Italia


Poche ore dalla chiusura dei seggi, ed è caos. L’Europa  a bocca aperta, il giaguaro con le macchie tutte al suo posto, Grilli parlanti che da voce della coscienza guidano la baracca, bandiere rosse calpestate, rivoluzioni civili che neanche arrivano a costruire la barricata. Analisi  strutturate sugli scenari futuri impegnano i mass media, motivo per cui in questa sede ci limitiamo a sensazioni immediate e considerazioni generali.
 Nessun governo e in apparenza nessun vincitore, ma in fondo un popolo che parla, e,  come suggerisce Serra,  le nuove generazioni di cui a lungo si è lamentato il silenzio non hanno timidamente alzato il dito, ma togliendo la parola ai “vecchi”, urlano prepotentemente la  fine delle  battaglie ideologiche e  degli  schieramenti tradizionali.  Il Movimento 5 stelle è il primo non-partito con un non-statuto che entra in Parlamento, una comunità digitale che sceglie con un clic, senza sedi e circoli ufficiali, paragonabile alla rivoluzione della rete senza fili. Vincoli virtuali, i vecchi “fili rossi” tagliati alla radice, il web nella forma e nella sostanza: mi piace, condividi, elimina, twitta.  Profondità, analisi critica, dialettica, dialogo, sfumature, qualità, formalità, istituzione: un lessico obsoleto per la nuova politica che sia afferma informale, semplice, orizzontale, priva di congiunzioni e subordinate, paratattica, antiumanistica.
A partire da queste riflessioni generali nascono spontanei due grandi quesiti:
1) E’ possibile che un non-partito possa governare all’interno di un’istituzione figlia del 900 come il Parlamento della Repubblica, e che dunque la nuova sostanza della politica possa adattarsi alla forma del secolo precedente?
2) Questa nuova sostanza politica è di respiro internazionale o è frutto di un’eccezionalità italiana?
Rispondere richiede un’analisi e tante parole, non può bastare un  tweet:
Il M5S di primo impatto è essenzialmente volgare; sensazione dovuta più alle origini di comico del leader e al suo lessico scurrile che all’atteggiamento di chi in realtà riempie le piazze e le liste dei candidati. Grillo a colloquio con la Merkel  o Napolitano. Questi  nomi uno accanto all’altro suonano come un ossimoro. Tuttavia il Movimento 5 stelle è il primo “partito” d’Italia, i cui onorevoli e senatori siederanno fisicamente in parlamento, e lo faranno in giacca e cravatta,  parlando con discorsi strutturati e senza ” vaffanculo”. Come comporre queste due realtà? La risposta non è qui ma nel futuro del movimento. Ora che si è invischiato negli scranni del parlamento, il primo partito d’Italia  farà solo ridicola campagna d’opposizione, senza andare mai al governo?  Serietà e responsabilità rientrano nel linguaggio obsoleto? Il dubbio metodico che distrugge tutte le certezza sarà capace di costruire e proporre alternative concrete per il Paese?
Le prime reazioni del leader non sono incoraggianti: Il rifiuto totale di alleanze e  collaborazioni, e il perpetuarsi di battute ridicole non in linea col clima di emergenza nazionale, non fanno sperare ad una (seppur minima)  formalizzazione del movimento. L’impossibilità di conciliazione costringe ad  ipotizzare una preoccupante incompatibilità di fondo fra questo nuovo modello politico e la vecchia istituzione. 
Allargando il campo visivo, mi domando allora quanti simil-Grillo siano spuntati o spunteranno in Europa, se questo tipo di modernità sia una direzione omogenea della storia o se invece l’Italia presenti  elementi di eccezionalità.
Demonizzare la classe dirigente nazionale ed europeista alleata con le lobby finanziarie, restaurare frontiere economiche nazionali,  ridare al popolo “ciò che gli è stato rubato”: questi i punti fondamentali dei movimenti di protesta europei.  Qualcosa di simile la ritroviamo nel Partito Pirata diffuso in tutta Europa ma in particolare in Germania dove ha superato la soglia di sbarramento, e il cosiddetto Partito X nato in Spagna con tre obiettivi ben precisi: wikigoverno,  voto permanente e trasparenza. Ancora in Francia l’avanzata di Fronte Nazionale di Marie Le Pen, o in Olanda del Partito Popolare per la Libertà.  In questo quadro il Movimento 5 stelle ha delle sue specificità che nascono dalla singolarità del panorama politico italiano, e che lo distinguono dai movimenti citati, pur attingendo da un bacino ideologico comune.  A partire da un quadro europeo abbastanza omogeneo che vede la ribalta di questi nuovi soggetti politici,  tuttavia è proprio in Italia che per la prima volta un movimento popolare di protesta non solo raggiunge la soglia di sbarramento ma addirittura diventa il primo partito nazionale.  l’Italia costituisce un caso senza precedenti nella storia dell’Unione Europea.  Senza trarre conclusioni né drammatiche né rassicuranti, attendiamo gli sviluppi di questo ingorgo istituzionale, politico ed economico, coscienti però del cambiamento epocale che sancisce il passaggio a questa Terza Repubblica.

 Lucia de Marco 

venerdì 22 febbraio 2013

Grillo e la retorica da guerra civile



“Arrendetevii!” è l’urlo di Beppe Grillo a Milano. “Arrendetevi, siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà ”.
Così il leader del Movimento 5 Stelle ha infiammato i 35000 accorsi in Piazza Duomo lo scorso Mercoledì. Solito repertorio di retorica gonfia anche sul suo blog dove consiglia ai politici di abbandonare le poltrone “come gli americani sui tetti di Saigon nel 1975”. O ancora “È una guerra. Abbiamo le macerie esattamente come dopo la seconda guerra mondiale” l’avvertimento che figura sul suo profilo facebook.
E’ sempre più ricorrente il richiamo al gergo militare da parte dell’ex comico genovese. Una tronfia violenza verbale che non risparmia nessuno, dal Presidente Mario Monti al Pdl, sino al “Pd meno elle”. Al di là degli slogan, sotto il velo un po’ arrogante e goliardico della campagna elettorale del “MoVimento”, si intravede un vuoto di cultura difficilmente colmabile. E da sempre la retorica populista prova a riempire questo vuoto con l’appello alle armi, l’urlo del “O con noi o contro di noi”.
Non abbiamo qui la pretesa di giudicare la validità della proposta politica dei grillini, le ragioni del dissenso o le possibilità di una democrazia virtuale. E’ il “lessico” che vorremmo esaminare, e non, vendolianamente, la “narrazione”.
Fin dai primi atti della sua ascesa Grillo si è sempre contraddistinto per una fortissima carica eversiva; la contestazione contro l’attuale classe dirigente e più in generale contro lo stato della nostra democrazia è stato il suo pane. Un aspetto che è esploso nell’ultima campagna elettorale quando, più di tutti gli altri candidati, Grillo ha cercato il contatto fisico con l’elettorato. Nelle Piazze stracolme, il grillo, più che frinire, abbaiava: l’uso di un tono di voce più alto, il frequente ricorso all’invettiva ben si prestano a carpire l’attenzione di un elettorato sempre più sordo alle promesse dei politici. Non a caso, mentre la disaffezione verso la cosa pubblica avanza tra i più giovani, Grillo raccoglie proprio tra questi i maggiori consensi. In un articolo del 4 Febbraio scorso Renato Mannheimer riferisce che tra gli elettori della fascia di età compresa tra i diciotto e i ventitre anni il Movimento 5 Stelle conquisti quasi un terzo dell’elettorato, superando di poco il Pd. 
Certamente anche la scarsa confidenza di Beppe Grillo con la stampa nostrana rientra in questo contesto: quasi agli antipodi l’incedere cerebrale di Mario Monti di fronte ai giornalisti rispetto a quello di Grillo che nell’ultima campagna elettorale ha nell’ordine cacciato un cameraman di Rai3 dal palco di un comizio, dato forfait all’intervista programmata per l’emittente Sky e poi escluso le troupe (fatta eccezione per i giornalisti stranieri e SkyTg 24) dal backstage del palco di Piazza San Giovanni. Molto più conciliante è invece il rapporto con la stampa straniera; ultima è l’intervista concessa alla CNN in cui rilancia l’ipotesi di un referendum sull’euro. Inoltre pur avendo gran parte degli organi di stampa a proprio sfavore, Grillo ha indirettamente goduto di una notevolissima attenzione da parte dei media, anche grazie a gesti scandalosi come la traversata dello Stretto.
In sostanza il ricorso all’insulto non ha fatto altro che polarizzare lo scontro sul terreno del dibattito: da una parte l’attuale classe dirigente, e dall’altra i cittadini, l’anticasta, pronta a liberare finalmente dai suoi mali la democrazia. Un esperimento che, quasi una nemesi storica, ricorda gli appelli contro il pericolo comunista lanciati da Berlusconi. E a questo risulta funzionale anche il ribaltamento delle classiche categorie della politica: non esistono più la Destra e la Sinistra; ci sono i cittadini e l’Ancien Regime, e infatti i militanti di Casa Pound non debbono essere esclusi. Stando ai sondaggi è stata una tecnica vincente, che mette nell’angolo tutti i partiti e che propone la scelta del movimento come altra, un di più, per “mandarli tutti a casa”. 
Ci restano tuttavia ancora tanti dubbi. La retorica da guerra civile sarà anche un ottimo mezzo per guadagnarsi un po’ di voti, ma è in se stessa una scelta antidemocratica: nella vita, come in politica, non esistono soltanto il bianco e il nero, il giusto ed il marcio che coesistono in tutti gli schieramenti politici con varie sfumature. E in fondo ridurre la scelta ad un sì o ad un no sarebbe fin troppo semplice…

Alberto Donadeo


Vota ad occhi aperti, bacia ad occhi chiusi



Eccoci, ci siamo. Dopo tante parole, accuse reciproche, promesse e giuramenti, siamo arrivati al momento fatidico del voto. E’ stata una campagna elettorale molto più aspra rispetto al passato,  sia per l’esiguità del tempo che per il numero degli indecisi veramente alto. C’è chi ha promesso il dimezzamento dei parlamentari, chi ha promesso l’abolizione dell’IMU e c’è chi non solo ha fatto questo ma ha promesso addirittura di restituirla. E poi c’è chi ha promesso 4 milioni di posti di lavoro in 4 anni, chi ha promesso un assegno per tutti, chi ha promesso un condono, chi ha promesso un referendum sull’euro. Promettere di tutto, questa è diventata la campagna elettorale: cercare di carpire il bisogno più immediato della gente, parlandole alla pancia, assicurando ciò che potrebbe compromettere l’intera stabilità del Paese. E l’elettore, nella situazione disperata in cui versa il paese , è disposto anche a crederci. Parlare alla pancia e non parlare alla testa e al cuore.  Lavoro, meno tasse, e giù di lì…. Quello che daremo sarà un voto importante, come lo è sempre del resto: la situazione del paese è delicata, siamo in piena crisi economica internazionale, ci lasciamo alle spalle un governo tecnico che ci ha imposto tasse  per risanare il bilancio, e dunque  non possiamo permetterci altri sacrifici. Da percorrere invece è la strada della crescita.
Per dare un voto giusto è necessario informarsi, leggere e capire la storia di chi ha governato in questi anni e di chi si presenta a queste elezioni. Chi ha promesso l’impossibile sarà in grado di mantenere quelle promesse? E se ha governato in questi ultimi anni perché non le ha messe in atto prima? E come potrà  mantenere ora quegli impegni, in piena crisi economica?
Nella politica di oggi tra grilli parlanti e cavalieri erranti cercare di capire cosa sia giusto scegliere non è semplice. Dobbiamo fare attenzione ai populisti, a chi accusa l’altro senza prendersi le responsabilità delle proprie colpe. Gli errori e la gestione fallimentare della “cosa pubblica” non sono da attribuire alla Politica in generale, ma ad una parte della classe dirigente in particolare. Non esiste Stato senza politica. Non si può urlare contro un intero sistema rifiutando ogni possibile confronto e dialogo, che è il sale della democrazia. Accanto alla politica dei ladri e dei corrotti, c’è anche la politica di chi si impegna seriamente per il proprio Paese e per il Bene comune, e anche se con l’attuale legge elettorale è difficile, è quella la politica che dobbiamo votare.  Perciò caro amico quello che ti dico non è di votare per quello o quell’altro, ma di capire le conseguenze di queste elezioni. Voglio ricordare lo slogan di una lista alle elezioni universitarie di qualche mese fa : “ vota ad occhi aperti e bacia ad occhi chiusi”, ed  è proprio quello che dobbiamo fare, votare ad occhi aperti, consapevoli delle proprie scelte. Ad occhi chiusi possiamo baciarci e sognare, per quello non c’è mai un limite e mai ce ne sarà (se non ci impediranno anche questo.. )

Francesco Miacola

sabato 29 dicembre 2012

2012: un anno in venti date

13 Gennaio: la nave Costa Concordia naufraga a 500 metri al largo dell'Isola del Giglio, l'incidente ha provocato 30 morti e 2 dispersi.

15 Febbraio: Due fucilieri della Marina Militare italiana uccidono dei pescatori indiani. I militari sostengono di averli scambiati per pirati. Sfiorato l'incidente diplomatico.


4 Marzo: In Russia viene rieletto Vladimir Putin 

13 Marzo: secondo l'ONU le vittime della repressione in Siria sono ottomila.

1 Aprile: Aung San Su Ky vince le elezioni in Birmania ed entra in parlamento. 

6 Maggio: Francoise Hollande vince al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. 

19 Maggio: Brindisi, davanti all'istituto professionale "Morvillo Falcone" vengono fatti esplodere due ordigni. Una ragazza Melissa Bassi, 16 anni muore sul colpo, altre sei ragazze vengono ferite.  


20 Maggio: L'Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia vengono colpite da un terremoto di magnitudo 6.0, con scosse nei giorni successivi di magnitudo 5.0, ventisette le vittime. 

4 Luglio: Gli scienziati del CERN danno l'annuncio ufficiale della scoperta di una particella con caratteristiche compatibili al Bosone di Higgs, detta anche "particella di Dio"


20 Luglio: In un cinema di Denver, alla prima del film "Il cavaliere oscuro, il ritorno", un uomo mascherato, James Holmes, irrompe in sala ed effettua una sparatori uccidendo dodici persone. 

 26 Luglio: Il GIP di Taranto dispone il sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo dell' ILVA, il più grande stabilimento siderurgico d'Italia e secondo in Europa. 


27 Luglio: si inaugurano i trentesimi giochi olimpici a Londra. 


14 Ottobre: Il paracadutista Felix Baumgartner è stato la prima persona ad abbattere il muro del suono col proprio corpo, lanciandosi da un'altezza di 39.045 metri. 



29 Ottobre: l'uragano "Sandy", uno dei più potenti dell'oceano atlantico si abbatte sugli Stati Uniti, New York viene evacuata.


6 Novembre: Barack Obama viene rieletto presidente degli Stati Uniti, vincendo al secondo turno delle elezioni presidenziali americane. 


16 Novembre: Raid su Gaza, missili contro Gerusalemme. La risposta di Israele fa strage di civili. 


29 Novembre: la Palestina diventa Stato Osservatore non membro delle Nazioni Unite 


10 Dicembre: L'Unione Europea riceve il premio Nobel per la pace



14 Dicembre: In una scuola elementare di Newtown in Connecticut a seguito di una sparatoria muoiono 26 persone, fra cui 20 bambini. 


21 Dicembre: Il Presidente del Consiglio Mario Monti consegna le dimissioni. 




domenica 25 novembre 2012

Primarie del centrosinistra, perchè votare.


Un milione e cinquecento mila italiani, alla vigilia di queste primarie, sono elettori di centro sinistra.   Due milioni o più forse, quando stasera alle 20 chiuderanno i seggi.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se finirà a ballottaggio.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se al ballottaggio vincerà  Renzi, o Bersani.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se non ci sarà una maggioranza, ed ecco il famigerato Monti bis.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se questa è la legge elettorale.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se la Puppato è l’unica donna.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se le chiamano primarie del PD, ma  Vendola è di SEL.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se registrarvi online è inutile e dovete bere il caffè di corsa per andare a versare due euro e ritirare la ricevuta.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se Berlusconi manda all’aria le primarie del PDL.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se nel Pantheon di sinistra ci sono papi e cardinali.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, anche se Tabacci è il più marxista.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché per abbattere “il muro di Berlino” dell’austerity c’è bisogno di un nuovo governo.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché bisogna capire cos’è l’Italiano medio senza Berlusconi.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché il clima di queste primarie è degno della Politica, termine per una volta usato in un’accezione positiva:  partecipazione democratica.  
 Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché nel 2012 un ragazzo che porta i pantaloni rosa si suicida.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché chi restaura le tele di Raffaello e Leonardo, se è fortunato guadagna 5 euro all’ora.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché se ce l’ha fatta Hollande e se ce l’ha fatta Obama …
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché non tutti quelli che nascono in Italia, sono italiani.
Votare a sinistra oggi è un voto utile, perché  l’Italia ha bisogno di sinistra.
Perché mettersi in fila e condividere concretamente un cambiamento, è una sfida che, con tutti i suoi limiti, merita di essere condivisa fino il fondo.  Oggi c’è in ballo molto di più del nuovo leader  del centro sinistra, c’è in ballo la speranza di quei due milioni di elettori che hanno scelto di provare a costruire un’Italia migliore.

Lucia de Marco