Mai storia fu più attuale di quella di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella. Lo sforzo immaginativo necessario è spostare il paesaggio dal lago di Como al tratto di Po che attraversa Torino, e il gioco è fatto. Il piccolo pogrom dello scorso 10 Dicembre non è che il sunto dei terribili topoi arcaici del nazionalismo italiano, evidentemente mai superati. Quando anche il romanzo dei romanzi, simbolo dell’Italia unita, quale i Promessi Sposi gira intorno al tema della donna violata dal barbaro straniero, solo un amaro sorriso di sdegno può accompagnarmi mentre seguo la cronaca dei fatti. Il tema risorgimentale della donna violata è paradossalmente molto caro alla Lega Nord che cavalcando l’onda del populismo e dei luoghi comuni, riaccende l’orgoglio virile, puntando all’emotività degli ignoranti. La rozzezza del branco di maschi pronto a difendere le “nostre” donne dallo straniero e la “purezza” della discendenza è un orrore alimentato anche dall’aggressiva campagna propagandistica della Lega Nord che ha inculcato il modello dello stupro dello straniero ai danni delle donne italiane. Tesi quanto mai confermata dalla versione dei fatti inizialmente riportata dalla ragazza, a seguito del presunto stupro: nella mente dell’ingenua, specificare che l’autore della violenza sessuale fosse un rom, un immigrato, un profugo, era quanto mai più verisimile che accusare un uomo x qualunque, privando la descrizione del particolare sulla “razza”. Ma il remake moderno della pia Lucia è quanto mai significativo: portatrice di un valore di castità non sentito, ma tramandato ed imposto da una realtà filtrata ancora da categorie interpretative non più riproponibili, o almeno non più in questa forma. Accanto alla giovane vergognosa della “verginità perduta” , il fratello protettore, più che mai esaltato dall’odio razziale, che si lancia nella difesa dell’innocente. Michele Serra nell’Amaca del 14 Dicembre, giustamente richiama l’immagine del “fuoco sacrificale”, che incendiando il campo rom avrebbe nuovamente purificato la giovane dalle mani nere e sporche dello straniero. La tensione eroica e titanica dei giovani torinesi si distrugge con un colpo di scena tragi-comico, e con un totale rovesciamento dei ruoli: le ammissioni sconcertanti della ragazza mettono in luce tutti i paradossi e le contraddizioni del nostro tempo. Pochi giorni dopo, gli avvenimenti di Firenze completano il quadro felice di un’Italia umiliata da un’involuzione culturale e sociale, ancora costretta negli spazi angusti della xenofobia. La dignità delle lacrime dei giovani senegalesi riuniti intorno ai morti non fa che evidenziare l’esigenza di un atto di mea culpa, di un atto di profonda e sincera umiltà, che sola può essere il primo passo per una cultura di pace fra i popoli.
Lucia de Marco
Bibliografia: "Dell'uso pubblico del Risorgimento, e di un'antologia di documenti" Alberto Mario Banti, Ed. Laterza 2010
